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Renato Mazzoncini, Ad di FS. Sara Minelli/ Imagoeconomica

«Ragazze iscrivetevi all’Itis e a ingegneria, perché le Ferrovie dello Stato Italiane hanno bisogno di voi!». È l’invito che Renato Mazzoncini, ad e direttore generale del gruppo Fs, rivolge alle studentesse italiane. «Nel 2016 abbiamo assunto 2.300 persone, a settembre 2017 abbiamo già raggiunto i numeri del 2016 e chiuderemo l’anno con un numero maggiore. Di queste il 70% viene da istituti tecnici. Abbiamo assoluta necessità di diplomati provenienti dagli Itis che danno un’ottima preparazione», dice Mazzoncini a Business Insider, spiegando cosa cercano Fs nei nuovi assunti.

Nel processo di recruiting Fs Italiane si trova davanti a un grosso problema: «Gli istituti tecnici non sono frequentati dalle donne, siamo a circa il 10% dei diplomati, così come la percentuale femminile che si iscrive a ingegneria resta ancora molto bassa». Per l’ad esiste un tabù culturale da abbattere: «Se una ragazza delle medie dice ai genitori. “Voglio frequentare un istituto tecnico”, la reazione spesso è: “Mamma mia, lì sono tutti uomini e sarai penalizzata dalla competizione”. In realtà è l’esatto contrario! Se le ragazze continuano a iscriversi al linguistico o a voler fare la segretaria di azienda, apprenderanno competenze non più spendibili. Volendo noi arrivare a una situazione paritaria di genere in azienda, abbiamo bisogno di donne preparate tecnicamente».

Per questo Fs da oltre un anno ha avviato due programmi – “Woman in motion” e “Girl in motion” – che mirano a invertire la tendenza: oggi nel Gruppo la presenza femminile si attesta al 14,6% della forza lavoro, dato che scende al 2,5% nella manutenzione e allo 0,8% tra i macchinisti, numeri considerati insoddisfacenti. Per rompere il meccanismo perverso, «mandiamo nelle scuole medie e nelle superiori le donne che in Fs ricoprono posizioni tecniche apicali a incontrare i ragazzi e le ragazze. Sono le testimonial del fatto che la possibilità di carriera per una donna in Fs è più che reale», dice un soddisfatto Mazzoncini.

Ma le difficoltà di reperire risorse formate per le Ferrovie riguardano anche i neo laureati, i quali, per risultare interessanti, devono possedere un mix di competenze verticali (leggi preparazione tecnica), un buon voto di laurea, ma anche soft skills personali molto chiare come empatia, capacità lavorare in gruppo, visione laterale, oltre alla disposizione a lavorare in contesti complicati o, banalmente, all’estero. Naturalmente, l’inglese è imprescindibile, visto che ci sono giàsettori del Gruppo dove si parla solo inglese e sarà sempre più così.

«Nel momento in cui cerchiamo nuove figure», continua l’ingegner Mazzoncini, «ci troviamo con ragazzi reduci da percorsi universitari iperspecialistici. Però il mondo della mobilità è assolutamente trasversale, richiede competenze che spaziano dall’ingegneria pura all’economia, dall’informatica alla filosofia. È un mercato in continua espansione, che sta attraendo enormi investimenti, in grado di alimentare il mondo del lavoro, tuttavia ancora sono poco strutturati o inesistenti corsi universitariin ingegneria della mobilità!».

Altro punto dolente è la durata dei cicli di studio: «Se stai cercando un ingegnere, ti trovi a scegliere tra meccanici, elettrici o civili, i quali però hanno caratteristiche parziali, quindi dobbiamo formarli noi una volta cooptati in azienda. L’alternativa è frequentare master post universitari, ma così si allungano ulteriormente i tempi di entrata nel mondo del lavoro, dove già i ragazzi italiani arrivano con 2 o 3 anni di ritardo rispetto ai competitor esteri. E se poi ci aggiungi anche il master, la situazione s’aggrava. E in questo settore la velocità è tutto».

L'invito di Mazzoncini (Fs):

 

Renato Mazzoncini, AD FS e Nicola Zingaretti, Presidente Regione Lazio. Sara Minelli/ Imagoeconomica

Tanto che il “capo” di Fs sfata un mito piuttosto consolidato: tra iper preparazione e velocità, vince la seconda: «Fanno più carriera quelli che entrano presto in azienda grazie a un percorso scolastico veloce, rispetto a chi vi arriva dopo 10 anni di università e magari un PhD. Quest’ultimo avrà sicuramente una preparazione più robusta, ma è rimasto talmente indietro rispetto al primo che perde la partita».

Per tentare di dare una sterzata anche al mondo accademico, Fs Italiane ha avviato una stretta collaborazione con le principali università italiane. Già da tempo è attivo alla Sapienza di Roma il “Master di secondo livello in ingegneria delle infrastrutture e sistemi ferroviari – Innovazione per la mobilità integrata”, un corso che ogni anno licenzia 30 brillanti ingegneri che planano direttamente tra le braccia di “mamma Ferrovia”.

Ma ora è venuto il momento di fare un passo avanti, col fine non celato di imporre la mobilità come disciplina primaria di studio. «Per questo ho proposto al Politecnico di Milano di realizzare un corso di laurea in Mobility engegnering», spiega Mazzoncini. Un progetto partito il 22 settembre 2017, con la firma del protocollo di cooperazione firmato da Fs Italiane con il rettore Ferruccio Resta. Il primo step è stato l’avvio del corso “Mobility: infrastructure and services” (in inglese), aperto agli studenti del secondo anno della laurea magistrale in meccanica ed elettrica, primo passo verso il venturo corso di laurea biennale. Il programma, dove lo stesso Mazzoncini figura tra i docenti (il suo compenso è stato girato al Politecnico per finanziare borse di studio) prevede 62 ore di lezione frontali, project work e visite tecniche e il coinvolgimento dei top manager del Gruppo Fs, in testimonianze, docenze e laboratori pratici.

Il manager comunque non si nasconde i problemi che si trova ad affrontare il mondo universitario italiano, schiacciato dalla cronica mancanza di finanziamenti per la ricerca. «In università uno dei problemi principali è l’aspetto della copertura del bilancio. In FS Italiane siamo 74.200 e paghiamo lo stipendio regolarmente a tutti, ogni mese. In università invece hai una fascia garantita, professori ordinari e associati, poi c’è il mondo degli assegnisti e dei ricercatori che vivono con contratti annuali, spesso pagati con fondi che arrivano dalle imprese. Un’insicurezza che porta storture nel sistema. Facciamo un esempio: da un lato c’è un’azienda come FS Italiane che sostiene delle borse di studio per la mobilità, dall’altro hai un settore, magari in crisi (e qundi ancora più bisognoso di fare ricerca) dove non c’è alcuna impresa in grado di dare fondi all’università, il risultato è che la ricerca per quel secondo settore resta indietro. E a perdere è il sistema Paese. Inoltre in questo modo anche il meccanismo meritocratico non viene rispettato». La soluzione, secondo Mazzoncini è una e semplice: aumentare i fondi alla ricerca.

 

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Da venerdì 6 ottobre, gli studenti della 4^ e 5^ Informatica (ITIA) del nostro Istituto, accompagnati dalle docenti Lucia Izzi e Annarita Gabriele, hanno partecipato al GDG DevFest, una tre giorni estremamente formativa organizzato da Google Developer Groups (GDG). Il GDG DevFest ha offerto ai ragazzi del corso di Informatica l'occasione di documentarsi e confrontarsi sulle tecnologie Google e sull'Informatica in generale.

L'appuntamento di Bari è stato il più grande evento legato alle più sofisticate tecnologie di Google, divulgate da una serie di conferenze preparate con cura artigianale dalla comunità del GDG Bari! Il GDG DevFest è stato un evento all'insegna di talk, condivisione di esperienze sul campo, hacking e debugging. Infine è stato organizzato un hackaton free-style, in cui i team di studenti in competizione fra loro, si sono potuti esprimere in chiave supertecnologica.

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Inizia l'alternanza scuola-lavoro dei futuri periti chimici dell'Istituto "Panetti-Pitagora" di Bari presso gli impianti di vinificazione delle cantine di "Tenuta Viglione" a Santeramo in Colle (BA), alta Murgia barese. 

Tenuta Viglione è una azienda agricola a conduzione famigliare. Giovanni Zullo, l’attuale proprietario, è la terza generazione di viticultori. La cantina è situata a Santeramo in Colle, nella DOC Gioia del Colle, sul percorso dell’antica Via Appia. L’azienda coltiva in agricoltura biologica circa 60 ettari di vigne, di cui 38 sono di proprietà e il restante in affitto, in zona collinare, mediamente intorno ai 400 m sul livello del mare. I terreni sono calcarei e argillosi. Il vitigno principale è il Primitivo, con i suoi 30 ettari complessivi di estensione. Tra questi vi è una vigna di oltre 70 anni coltivata con il tradizionale allevamento ad “alberello”, di interesse storico e culturale. Altre uve coltivate sono l’Aleatico, la Falanghina, il Fiano. La cantina, di recente costruzione è dotata di moderni impianti e di cisterne in acciaio inox per la fermentazione e la conservazione dei vini. È presente anche una piccola barricaia con botti di rovere francese per l’affinamento dei vini rossi. L’azienda ha una capacità di produzione di circa 400.000 bottiglie all’anno suddivise nelle varie tipologie di vino. Nel 2015 ha esportato in vari Paesi europei ed extraeuropei circa 21.000 bottiglie, con la tendenza in crescita. Il fatturato 2015, che considera anche la vendita di vino sfuso, ha superato i 3 milioni di Euro. Sono occupati stabilmente 7 dipendenti. Alla tenuta è annesso un agriturismo, in una antica masseria di cui si sta terminando la ristrutturazione. La capacità ricettiva è di 20 persone

Il confronto tra gli alunni e l'imprenditore Giovanni Zullo (anche lui perito chimico), titolare degli impianti, è stato improntato al contributo che il perito chimico può fornire nel controllo del processo di vinificazione e delle scelte economiche strategiche attuabili, anche di agricoltura biologica.
La visita è cominciata dai vigneti, con l'attenta analisi della qualità delle uve, in particolare Primitivo e Fiano, onde valutare le loro proprietà organolettiche, il grado di maturazione e l'assenza di malattie sugli acini. 
Quindi, subito dopo la raccolta meccanizzata per scuotitura, si è proceduto alla determinazione analitica del grado zuccherino e alcolico potenziale, l'acidità, ecc. In tale frangente, è emerso che l'imprenditore esegue le analisi con strumenti del tutto analoghi a quelli usati nelle esercitazioni di laboratorio presso il "Panetti-Pitagora" (spettrofotometro, densimetro, ecc.). Poi si è attuata la pigiatura meccanica dell'uva e la filtropressatura per ottenere un mosto il piu' possibile "sfecciato"; in contemporanea, nei tini si è controllata la fermentazione con l'aggiunta di lieviti selezionati ed attuando il rimontaggio. Durante tutto ciò, è avvwebuta un'ampia dissertazione. Molte le domande rivolte dagli alunni all'imprenditore, in particolare sulle possibili varianti di lavorazione attuabili per incrementare la qualità.

In definitiva, dal confronto è emerso che più controlli analitici chimici durante il processo di lavorazione consentono una grande ricaduta sul risultato finale: limitare l'uso di additivi chimici nel vino.

Anche per la coltivazione, se da un lato rimangono indispensabili i trattamenti con la poltiglia bordolese, con opportuni disperdenti è comunque possibile ridurne i dosaggi, e nondimeno risulta efficace l'intervento della brucatura dell'erba da parte delle greggi a fine vendemmia, con l'effetto di diserbare biologicamente e bandire l'uso di diserbanti.

Di certo, la figura del perito chimico, sperimentata su campo, nel mondo del lavoro, mostra tutte le sue potenzialità in chiave moderna ed innovativa. Buon approccio al mondo del lavoro, ragazzi!

Articolo a cura dei docenti del corso di Chimica

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I nostri ragazzi del corso di Elettronica, accompagnati dalle professoresse Silvia Matarrese e Valentina Marino, hanno animato uno stand di robotica nell'ambito della fiera dell'artigianato elettronico, makers e robotica, organizzata dalla Città di Modugno per celebrare i Santi Patroni .

Tanto l'interesse suscitato dalla presentazione dei lavori svolti dai ragazzi, al punto che lo stand è stato letteralmente preso d'assalto dai visitatori, molti dei quali ex studenti dell'Istituto, incuriositi dalle performances dei robottini e dei circuiti presentati.

Proprio gli ex-studenti, specie quelli avanti negli anni, sono rimasti parecchio colpiti da come si è evoluta quella che un tempo è stata la loro scuola.

 

 

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 Un'Alternanza Scuola Lavoro durante un Summer Camp significa studio, lavoro e perché no, tanto sano divertimento. Questa è stata la proposta formativa e insieme ricreativa rivolta ai migliori studenti del corso di Elettrotecnica dell'IISS PANETTI PITAGORA di Bari. I ragazzi sono stati selezionati tra i partecipanti al progetto di Alternanza Scuola Lavoro svolto da TERNA durante l'a.s. 2017/2018. Insieme ad un gruppo di professionisti composto da docenti e tutor, i quattro studenti della IV ITET  hanno partecipato al percorso di Terna che si è realizzato nelle prime due settimane di settembre presso il Centro ELIS a Roma.

TERNA è una società leader nella trasformazione del mercato elettrico verso l'integrazione europea e fonti eco-compatibili. Grazie ad essa le imprese e le famiglie possono assicurarsi un approvvigionamento sicuro ed efficiente di energia elettrica.

Il Summer Camp di TERNA si è rivelata un’esperienza molto importante sia sotto il profilo professionale sia sotto quello squisitamente umano. Un modo diverso e accattivante di vivere l'Alternanza Scuola Lavoro per i giovani elettrotecnici che così hanno potuto avvicinarsi in modo innovativo al mondo del lavoro.

Le attività formative ed esperienziali svolte presso il centro formativo ELIS sono state molteplici: dai moduli di studio relativi alla "Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro" all'orientamento al mondo del lavoro attraverso lo studio del Curriculum Vitae, delle tecniche per sostenere un proficuo colloquio di lavoro e del cosiddetto Role Playing Formativo, ovvero, un gioco di ruolo in cui si è potuto simulare una tipica situazione professionale con tanto di "attori" e "osservatori" al fine di acquisire l'esperienza giusta per comprendere le dinamiche e le interazioni fra i dipendenti di un'azienda.

Particolare rilievo ha avuto la Formazione Esperienziale attraverso la costruzione della squadra, in cui ognuno ha acquisito un ruolo, interconnesso a quello degli altri. Questo modus operandi è sfociato nella costruzione di un modulo formativo di tipo Smart Grid che prevede la divisione del lavoro in sottogruppi con la relativa discussione.

I ragazzi hanno avuto modo di approfondire anche le tecniche di Storage di Terna e di partecipare ad un Mini Business Game Pitch Deck che ha consentito di acquisire le tecniche di comunicazione e presentazione efficace.

Il Summer Camp di Terna non è stato solo studio e lavoro, ma anche svago, sport e ricreazione. Molteplici sono state le visite aziendali e le attività sportive fra cui, addirittura, una gara di Rafting presso il fiume Aniene a Subiaco. Non sono mancate giornate dedicate alle visite guidate nella città di Roma.

Il Summer Camp è stata un’esperienza straordinaria per tutti i protagonisti e utile per avvicinare i giovani partecipanti al mondo del lavoro. All'interno della struttura ELIS, gli studenti del Panetti Pitagora hanno avuto modo di realizzare, suddivisi in team di lavoro, un vero e proprio Project Work da presentare all'azienda.

Studiare, apprendere, scoprire e lavorare in modo divertente è possibile: basta un Summer Camp.

 

 

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