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Io leggo, tu leggi

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Grande successo per l'esperienza educativa di sensibilizzazione alla lettura da parte dei ragazzi della 2D e della 3ItiaA coordinati dalla prof.ssa Mariella Genovese

L'iniziativa #ioleggoperché, ha come obiettivo quello di rimpolpare le biblioteche scolastiche, avvicinando così i ragazzi alla lettura.

La proposta di partecipare all’iniziativa ci ha colti poco convinti della efficacia e della autenticità dell’iniziativa stessa. A ragazzi che non amano leggere viene chiesto di farsi promotori del valore della lettura, andando incontro ad un insuccesso e ad una noiosa perdita di tempo. Un influencer riceverebbe mai un ampio seguito di pubblico se non possiede un elevato grado di conoscenza di ciò che promuove? Puoi mai convincere qualcuno ad acquistare un libro per la tua scuola, se sei un lettore poco credibile che si muove tra gli scaffali dei libri goffo, insicuro come un alieno atterrato su un pianeta sconosciuto? È pretenzioso voler orientare le scelte degli altri, tanto più se sei anche in perfetta compagnia di altri alieni come te radunati in libreria. Ciò non può che generare disagio, imbarazzo e noia, tanto vale risparmiarselo; alcuni nostri compagni di classe, infatti, hanno preferito evitare e sono rimasti a casa, memori di precedenti esperienze.
“Leggere serve a sognare”, “leggere aiuta ad allargare i nostri orizzonti e a superare i nostri limiti”, “leggere aiuta ad arricchire il lessico e ad acquisire padronanza espressiva”,” leggere ci spinge verso l’ignoto e insegna ad affrontare le avventure e disavventure che ci aspettano nella vita”, “leggere aiuta a crescere” tutte queste frasi ripetute a scuola come un mantra, sono per noi solo un mucchio di baggianate.
In ogni caso un nutrito gruppo dei compagni di classe non si è rifiutato e, forse più per non deludere la prof che per convinzione, è andato alla libreria la Feltrinelli per animare un evento pro donazione, ma a qualche condizione. Nessuna spettacolarizzazione della lettura. Dovevamo trovare un qualcosa che stuzzicasse la nostra curiosità in un luogo che immaginavamo privo di vivacità e monotono come le espressioni che assumono le facce di chi legge. Pertanto, se ci siamo incomodati noi ad avvicinarci all’èlite di lettori, anche questi devono essere scomodati da noi. Perciò l’idea condivisa è stata quella di intervistare i lettori per conoscerne i gusti, le prime letture che hanno segnato una svolta, quanto tempo dedicano alla lettura, cosa provano a leggere e chissà se la loro passione per la carta stampata non sia contagiosa.
Non appena entrati nel megastore della Feltrinelli abbiamo avvertito una sensazione di spaesamento: l’andirivieni di ragazzi; i bambini che sfilano la mano da quella del genitore e si fiondano sull’ angolino di lettura a loro dedicato; signore e signori comodamente seduti mentre sfogliano i libri certi di possedere un saggio criterio di valutazione grazie al quale il testo si rivela loro avvincente o no; scaffali zeppi di copertine ammiccanti come quadri in una galleria d’arte, ci spingono ad ammettere che ci troviamo in un luogo completamente diverso da quello che siamo abituati a frequentare e comunque attraente.
Ci ha sorpreso notevolmente l’accoglienza del personale, poiché uno spazio della libreria é stato riservato a un nostro stand con accuratezza, dove sono stati riposti i libri che desideriamo ricevere per la nostra biblioteca scolastica.
In un primo momento, abbiamo avuto qualche difficoltà ad avvicinare i clienti: per molti era una nuova esperienza in un ambiente nuovo.

Questo senso di estraneità dai luoghi della lettura denota che noi ragazzi, pian piano ci siamo allontanati da questa realtà , tanto da dimenticare quanto sia importante leggere.
D’altra parte ci siamo misurati con l'obiettivo Dell’ evento, persuadere più donatori possibili ha avuto un forte effetto che ci ha procurato disagio, paura, tensione e imbarazzo.
Il senso di anadeguatezza rispetto al livello culturale delle persone che approcciavamo, affiorava insieme alla consapevolezza di non saper usare un linguaggio appropriato al livello culturale della persona che approcciavamo, affiorando la consapevolezza che la diseguaglianza tra due interlocutori nasce dalla povertà lessicale, prima che sociale e che possedere una ricca conoscenza delle parole ci rende disinvolti e liberi.

Paradossalmente, sono stati i lettori intervistati a liberarci dai nostri timori, insicurezze e preconcetti. Ci ha sorpreso l’enorme attenzione nei nostri riguardi. I clienti si sono dimostrati molto gentili e disponibili.

Crediamo che siano stati essenziali la sicurezza e la gentilezza con cui i clienti ci rispondevano; siamo riusciti a quel punto a sbloccarci, diventando a tutti gli effetti protagonisti di questa iniziativa. Ci è dispiaciuto per il fumettista ed editore Alessio Fortunato che, presente per rilasciare autografi ai suoi lettori, ha dovuto condividere i riflettori con noi, rubandogli la scena.

Infatti, non solo ci hanno sorpreso le interviste che ci hanno aperto gli occhi su uno svariato ventaglio di interessi, ma anche la stessa attenzione dei lettori nei nostri confronti, attenzione che per una lettrice si è tramutata in domanda provocatoria nel momento in cui ci ha chiesto quando è nato Carlo Levi, per dire lo so che non leggete e che questa è una buona occasione per riflettere.
La disponibilità e l’interazione delle persone lì presenti che ci hanno ascoltato con interesse ed hanno contribuito con una donazione, consigli e suggerimenti letterari, sono stati motivo di grande stupore.
Non avremmo mai immaginato che una attività seria potesse sollevarci dall’ansia e procurarci tanto piacere nel sentirci meravigliosamente a proprio agio.

Questa esperienza ci è servita per aprire gli occhi ad un nuovo mondo, quale è quello della lettura e ci ha dato uno stimolo in più a leggere, stare insieme agli altri per scambiare idee e consigli, per affrontare nuove prove.

Hanno risposto alle nostre interviste prevalentemente adulti che alla propria professione uniscono il piace di leggere.
Ringraziamo tutti per i suggerimenti e per quanto hanno testimoniato. tra le più significative , una risposta che ci ha colpito particolarmente è stata quella di un uomo che alla domanda quale libro ha segnato una svolta, ha ammesso che sua madre è stato il libro della svolta, per gli insegnamenti e le lezioni di vita che gli ha trasmesso. Questo per dire che leggere é un’attitudine che riceviamo da chi si prende cura di noi sin da quando nasciamo.

Abbiamo ottenuto un riscontro positivo anche sul piano concreto, raccogliendo circa ottanta euro in appena due ore, spesi in libri per la nostra biblioteca scolastica.
Non pensavamo che tante persone si sarebbero lasciate intervistare.
Qualcuno però si è sottratto, forse perché allo stesso modo di qualche nostro compagno era scettico, reputandoci solo scapestrati perditempo.
Poiché non ci piace rispecchiarci in questa immagine, cominciamo ad affezionarci all’idea di avere un libro per amico.
A scuola ci stiamo preparando a gestire autonomamente il prestito e la consegna del libro con un app con cui catalogare i nostri libri, che é anche un modo come dice Aristotele di costruire il sapere.

Attività coordinata dalla prof.ssa Mariella Genovese

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